Ritorno nel corpo

Un paio di mesi fa ho avuto la possibilità di provare il Metodo Grinberg che lavora con dei pattern corporei e la percezione con un praticante di talento (e una persona meravigliosa!!) Roberto Espinagosa.

A dire vero non avevo nessuna idea di cosa aspettarmi dalla sessione, prima perché ho sentito solo alcune recensioni entusiastiche sul metodo per caso (ed ero troppo pigra per andare a fare una ricerca più approfondita su Google), ma anche perché era la prima volta che stavo per provare questo tipo di “cose strane” relativo al corspo, in quanto la maggior parte delle mie ricerche erano legate alla parte mentale o spirituale di evolvere (si sa, volare tra gli angeli in una meditazione mentre vedendo stelle e unicorni e così via).

Ma! Il fatto è che alla fine il corpo è l’unica parte tangibile della nostra esistenza e, sfortunatamente per esso, accumula l’infinita quantità dei nostri modelli di comportamento fissi, emozioni bloccate, traumi, blocchi inconsci e tutte altre cose divertenti, e tutto questo ce lo portiamo dietro dalla mattina alla sera 24/7. Quindi ho pensato che probabilmente lavorare con questo bagaglio sia a livello fisico che mentale potrebbe essere qualcosa che valga la pena fare.
Non andrò in dettagli su la parte teorica di questo metodo in quanto ci sono abbastanza informazioni su Internet quindi potete tranquillamente metterlo su google e vedere. Cercherò solo di descrivere ciò che ho sperimentato e I miei conclusioni. “Cercherò” – perché per quanto la nostra mente cerca di spiegare e razionalizzare tutto a volte semplicemente non può, o non può ancora…


La sessione in sé è un mix di tocco terapeutico e conversazione in cui Roberto in qualche modo oscuro mi ha portato alle emozioni che meno volevo sentire. Cose bloccata dalle esperienze passate, ricordi e altre cose che non ricordiamo necessariamente. E facendo così mi ha fatto viverlo tutto di nuovo attraverso il corpo, o meglio, viverlo tutto per la prima volta attraverso il corpo perché quello che facciamo normalmente è di sopprimere o sfuggire dalle emozioni intense principalmente a causa della paura di sconosciuto.

La mente ha paura dell’intensità.

Il corpo, al contrario, non ha niente in contro. Lui prende forza da questa intensità.

E quando abbiamo il coraggio di vivere le nostre emozioni intense senza giudicarle e creando spazio per loro, in realtà scopriamo che non sono così terribili, spaventose e insopportabili. Ok, non è un’esperienza da spa su un’isola paradisiaca, ma non è un inferno o con i demoni che ti frugano (anche se lo spa non sarebbe male!). Ed è qui che iniziamo a vedere la luce alla fine del tunnel…

La mia più grande intuizione è stata CURIOSITA’.

Sì, lo so che forse parlo come Capitan Ovvio, ma in realtà non è così facile da tenere in mente quando sei nel bel mezzo di un attacco di vergogna o frustrazione. Per passare attraverso questo dobbiamo avvicinarlo con curiosità e apertura. Corriamo dalle nostre emozioni perché li etichettiamo come negativi dall’inizio. Giriamo in una spirale eterna dei pensieri e dramma relativo a loro.

Ma se potessimo avvicinarci all’intera esperienza come uno scienziato su un percorso di scoperta? Perché se uno scienziato ha già la risposta, allora non ci può essere nessuna scoperta (e non è uno scienziato, ma un ciarlatano). E se evitiamo di chiamare ciò che sentiamo con nomi cattivi, sentirci colpevoli di sentirli e cercare subito la risposta al nostro dolore? E invece mettere via i nostri pensieri su di esso e cercare di rimanere con quella possibilità con un occhio aperto (o due 👀) per vedere cosa succede. Potrebbe anche sorprenderci…

Rimanete sintonizzati per la seconda intuizione che può sorprendervi… o forse anche no se siete già illuminati ✨😇

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *